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Governare il cambiamento significa costruire risposte nuove davanti a bisogni sociali sempre più complessi.

È questo il messaggio emerso dal convegno “Governare il cambiamento”, che ha visto il confronto tra istituzioni, servizi territoriali e realtà del privato sociale accreditato.
Nel corso degli interventi è stata sottolineata la necessità di rafforzare la collaborazione tra pubblico e Terzo Settore, promuovendo strumenti di coprogettazione, programmazione condivisa e una maggiore integrazione tra area sociale e sociosanitaria.
L’Assessore Paola Roma ha evidenziato l’importanza di lavorare in rete per accompagnare la riforma degli ambiti territoriali sociali e per aggiornare gli strumenti normativi regionali, con particolare attenzione ai temi dell’abitare, della programmazione territoriale e del rafforzamento dei Servizi Sociali. Centrale anche il tema dei dati e della pianificazione, attraverso la riattivazione dell’Osservatorio del Sociale e il coinvolgimento dei tavoli regionali.
Fabio Fuolega ha invece richiamato l’attenzione sulle profonde trasformazioni che stanno interessando il mondo delle dipendenze: nuove sostanze, dipendenze tecnologiche, fragilità emotive e crescente isolamento sociale impongono infatti un ripensamento dell’intero sistema dei servizi. Tra le priorità indicate, la necessità di rendere le strutture più flessibili, sviluppare servizi di prossimità e rafforzare il ruolo dei Dipartimenti per le Dipendenze.
Il convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulle sfide future del welfare, confermando la volontà condivisa di costruire un sistema più vicino alle persone, capace di leggere i cambiamenti e di trasformarli in opportunità di crescita sociale e comunitaria.
 
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Alcuni degli interventi
 
Sarò molto sintetica, nel senso che ho molti compiti per casa da fare. Stiamo strutturando la nostra struttura anche con il nuovo direttore dell’area, il dottor Usciti, che è arrivato dieci giorni fa. E sicuramente, con i collaboratori — il dottor Fuolega prima citava la dottoressa Midena — abbiamo anche chiaramente l’opportunità di andare a modificare un po’ il nostro asset anche all’interno di questi prossimi mesi.
Vi ringrazio perché parto dal vostro appello che avete fatto alla politica, che credo sia la cosa più importante e che ci vede darci un po’ i compiti.
Intanto ringrazio per l’opportunità di aver conosciuto la dottoressa Simeoni del Ministero, con cui sicuramente lavoreremo e, provenendo lei da questo territorio, spero potremo avere anche un rapporto molto ravvicinato proprio perché, in questi primi mesi in cui sto lavorando anche con i colleghi delle altre regioni, solitamente il tema è proprio quello di trovarci anche assieme e condividere, perché nessuno è il migliore, ma solo come gruppo possiamo portare a casa un risultato migliore.
Vi ringrazio per l’opportunità che mi avete dato perché, lo riprendo sulla DGR 84 del 2007, riprendere il tavolo lo riprendiamo e lo facciamo assieme a voi, perché abbiamo bisogno in questo momento di andare pari passo anche con la riforma degli ambiti territoriali sociali, che ho potuto sentire prima, dei territori, che invece in alcune regioni è già attiva e noi li stiamo accompagnando.
Abbiamo l’obbligo e il dovere di farlo anche attraverso dei documenti. Abbiamo prorogato di un anno la scadenza, ma questo non significa che attendiamo un anno. Abbiamo mandato dei documenti proprio per aiutare questa opportunità e anche i tavoli tematici regionali e provinciali, sia con la parte dei sindacati, con la parte delle funzioni degli assistenti sociali, ma anche con il terzo settore e il volontariato, di cui voi diventate attori fondamentali anche per la produzione delle linee sulla coprogettazione e coprogrammazione che al momento ci sono dal punto di vista sanitario e che andremo ad aggregare anche dal punto di vista sociosanitario.
Quindi sicuramente serve che lavoriamo di squadra rispetto a questo.
Poi anticipo che i piani di zona nella nostra regione li faremo il prossimo anno perché, grazie anche all’attivazione di questo tavolo, vediamo di mettere a sistema all’interno della legge 22 non solo le vostre richieste, ma anche le richieste delle varie strutture residenziali e sociali e sanitarie che riguardano anche l’area degli anziani, dei minori, eccetera.
Perché se siamo riusciti anche per la fascia 0-6, a livello nazionale, ad avere un unico programma dove adesso inseriremo per dicembre tutti i dati dei bambini d’Italia e della scuola pubblica assieme, credo che riusciremo a lavorare anche su questa tipologia di programmi.
Come anche nell’area anziani abbiamo delle criticità nell’avere ovviamente nove programmi differenti e la necessità in questo caso di fare sistema.
Perché dico questo? Perché non possiamo pretendere che gli ambiti territoriali sociali siano cooperativi al massimo se anche noi non gli diamo delle strumentazioni.
Altra cosa che riguarda sempre il vostro appello è anche legata a una cosa che riattiverò, che è l’Osservatorio del Sociale, che è fondamentale perché altrimenti mettiamo assieme azioni, ma dobbiamo partire da dei dati ed avere chiari i dati per poi fare le azioni più corrette e anche magari ragguagliarle con il resto.
Sicuramente anche nella parte legata alla 22, nella modifica, io credo che dovremmo darci due aspetti.
In un aspetto ordinamentale rischieremo che la legge ci metta tantissimo tempo. In un collegato alla legge di bilancio sicuramente possiamo attivare qualcosa che possa già avvenire con alcuni articoli, per poi darci delle tempistiche molto più strette per sistemare poi tutto l’intero impianto della norma.
Perché sappiamo che se prendiamo tutta la norma insieme ci sono dei tempi, delle commissioni, eccetera, e quindi rischiamo veramente di allungare i tempi. Quindi credo che sia necessario che anche rispetto a questo noi lavoriamo.
Sicuramente il fatto che il dottor Fuolega prima rappresentava, ed è stato rappresentato anche dal dottor Ferrari — mi scuso se non mi sono fermata prima — dovremmo lavorare per ottimizzare questo, ma per farlo assieme anche alla parte della sanità.
Quindi l’avere tenuto quest’area assieme con un unico direttore dell’area credo che diventerà ottimale anche per tutti quei fondi che attualmente appartengono all’area sociale e che devono necessariamente passare per la CRITE, quando invece sono fondi che, appartenendo al sociale, non dovrebbero essere attivati anche attraverso quella procedura.
 
Quindi vedremo anche di trovare delle risposte ottimali in questo.
Io credo, per essere molto chiara rispetto ai tempi, che entro il 30 giugno avremo anche il nuovo asset della parte dirigenziale e quindi potremo anche incontrarci appena dopo, chiaramente per parlare con gli interlocutori che già sono il dottor Fuolega, che è qui presente perché è già una presenza certa all’interno della struttura, ma anche con chi entrerà dal punto di vista dirigenziale.
Quindi i bandi sono usciti ed è corretto che io lo dica. Avremo anche l’opportunità di ridisegnare.
Credo che sia di fondamentale importanza proprio perché anche nel mio assessorato ho cercato di non cambiare tantissime regole, ma di fare una modifica in cui entrano lo sport e l’abitare.
E nel tema dell’abitare ci rientreremo perché, al di là che la nostra Regione abbia inserito 50 milioni di euro — e ieri in commissione ho presentato anche a tutti i consiglieri, anche se non dovuto — il tema dell’abitare è di tutti e quindi è giusto che sia così.
La bozza dei provvedimenti che riguardano i 25 milioni per gli alloggi sfitti e i 25 milioni legati ai social housing: dobbiamo lavorare anche con le altre regioni e mi sembra che anche l’Europa stia andando verso questo, anche verso l’attivazione invece degli aiuti di Stato sull’abitare che permettono che il pubblico possa operare all’interno del privato e con voi.
Insomma, credo che l’esempio sia più che calzante in questo.
Quindi lavoreremo anche su questa parte, che non è di minore importanza.
Nella parte delle risorse sicuramente un altro dei temi su cui io vi dico: adesso abbiamo dato una priorità agli ATS in questo momento specifico per trovare con il presidente e il collega Gianquinto gli 8 milioni di euro che mi servono per pagare al 50% i direttori degli ATS, altrimenti gli ATS hanno veramente delle difficoltà a partire.
Però questo non significa che non stiamo, appena dopo, cercando delle risorse, perché è chiaro a tutti noi che se investiamo nel personale e anche nell’opportunità che il personale viva nel nostro territorio, è una necessità che va poi chiaramente ad avere dei riscontri nelle famiglie e nelle persone in fase successiva.
Quindi io resto a disposizione in questo, sicuramente con la tempistica che vi ho appena detto, ma anche lasciando a voi la disponibilità di accogliere le vostre osservazioni anche nei tempi e sugli articoli che ritenete più idonei da attivare immediatamente.
Nell’altro aspetto invece, per gli anziani, attiverò i gruppi di lavoro perché anche lì c’è un altro tema che è legato alla riforma delle IPAB, che anche in questo caso non può non andare avanti celermente.
E dico anche magari non con un ordinamento generale, perché diventerebbero troppo lunghi i tempi e difficilmente le strutture, non solo per gli anziani ma anche per i piccoli — perché abbiamo gli zero-sei legati a IPAB anche per i piccoli — riuscirebbero davvero a rimanere in carreggiata, ad andare avanti e realizzare il proprio lavoro.
Grazie per la disponibilità e grazie per l’opportunità che mi avete dato di cogliere anche dal punto di vista delle altre regioni ciò che avviene.
Credo che nel tavolo, avendo così un’unica voce, sarà molto più importante perché ognuno può portare un proprio contributo, ma se lo condividiamo assieme sicuramente per lo Stato centrale vale il doppio e magari otteniamo anche di più.
Grazie.
  • Intervento di Fabio Fuolega
Ringrazio innanzitutto il Covest per questo invito, insieme alla dottoressa Midena, che è il nostro direttore di unità organizzativa.
Il nostro è un rapporto che storicamente è sempre stato positivo, cioè il rapporto tra uffici regionali e realtà del privato sociale accreditato e anche con i dipartimenti, ovviamente con i servizi pubblici per le dipendenze. Mi piace, da questo punto di vista, ricordare sempre la collega che mi ha preceduto, la dottoressa Anna Corti.
Su questo tema, prima di rispondere al dottor Stoccolo, volevo riprendere un po’ quelli che sono i temi affrontati dai due relatori che mi hanno preceduto, da Consoli e dalla dottoressa Simeoni.
Allora, innanzitutto, se vogliamo ragionare su quelle che sono le prospettive, le linee strategiche di intervento, dobbiamo prima pensare alla realtà in cui ci muoviamo.
La Conferenza nazionale, come è stato ricordato, è stato un importantissimo momento di analisi della situazione che stiamo vivendo anche per quello che riguarda le dipendenze, che diventano sempre più articolate e pervasive nella nostra società.
Abbiamo, come ha ricordato Consoli, un livello che riguarda le cosiddette nuove sostanze psicoattive. Abbiamo una rincorsa continua tra laboratori pubblici e laboratori della criminalità organizzata che, modificando qualche molecola, riescono a mantenere legali delle sostanze estremamente pericolose e dannose per la salute.
Abbiamo una dimensione del consumo, sempre ricordata dal dottor Consoli, che è più simile, se vogliamo, a un’immagine che è quella dell’ipermercato, anche per quello che riguarda le sostanze, e non all’immagine a cui eravamo abituati negli anni ’70 con il consumo di eroina, cocaina, cannabis, insomma delle cosiddette sostanze tradizionali.
Oggi abbiamo una gamma di sostanze e di modalità di consumo che è praticamente infinita.
Abbiamo una condizione in cui i media, sia quelli tecnologici che quelli tradizionali, favoriscono una visione normalizzata del consumo di sostanze e di comportamenti che una volta si potevano definire devianti, una dimensione di normalizzazione dell’utilizzo distorto della tecnologia e degli apparati tecnologici.
Abbiamo una condizione delle persone che spinge fortemente al narcisismo sociale. La terminologia è dovuta a uno studioso che si chiamava Christopher Lasch e che ha cominciato questi studi negli anni ’70.
Oggi il Narciso non si specchia in una pozza d’acqua, ma si specchia nello schermo di uno smartphone o di un computer. Questo schermo dà come riflesso l’isolamento dell’individuo, non solo nei confronti delle difficoltà da affrontare quotidianamente, ma soprattutto per quello che riguarda la costruzione di identità di cui parlava il dottor Consoli prima.
Abbiamo, rispetto a questa situazione, una difficoltà che notiamo soprattutto nei ragazzi giovani o giovanissimi: una difficoltà di regolazione emotiva che non riguarda ovviamente solo i giovani, riguarda tutti, ma riguarda in particolare le personalità in formazione. Quindi difficoltà di regolazione emotiva e spesso assenza di empatia.
Quando noi non riconosciamo l’umanità dell’altro, è molto semplice arrivare a livelli estremi come quelli che riscontriamo nelle nostre città.
I livelli estremi portano addirittura a uccisioni, ad omicidi nelle nostre strade attraverso l’utilizzo di coltelli, soprattutto, ma non solo ovviamente. Quindi la situazione è molto pesante da questo punto di vista.
La condizione di isolamento individuale porta anche all’utilizzo di sostanze, a comportamenti patologici e a un utilizzo distorto della tecnologia come anestetico.
Se noi osserviamo un elemento comune attuale delle persone che soffrono di dipendenze, è quello di utilizzare le sostanze, adottare comportamenti e usare la tecnologia in maniera distorta come anestetico rispetto all’immagine che viene costruita del mondo.
Un’indagine è stata presentata l’anno scorso negli Stati Uniti dalla Società Americana di Analisi del Rischio, che ci dice che la maggior parte dei ragazzi americani, in questo studio effettuato su grandi dimensioni numeriche, vedono il mondo come un luogo spaventoso.
Un luogo spaventoso da cui fuggire. I modi per fuggire da questo luogo spaventoso sono spesso il consumo di sostanze, i comportamenti devianti e l’utilizzo distorto della tecnologia.
C’è un episodio successo due giorni fa che riassume tutte queste tematiche e che avete letto sui giornali. È stato l’episodio che riguarda un ragazzo di 19 anni che, seguendo i consigli dell’intelligenza artificiale, in particolare di ChatGPT, ha utilizzato dei farmaci in combinazione con sostanze che aveva acquistato nel mercato nero e questo ragazzo è morto in seguito all’assunzione contemporanea di farmaci e sostanze.
Questo è un episodio che riassume un po’ quella che è la dimensione in cui stiamo vivendo.
Quindi il sistema oggi deve rispondere a tutte queste tematiche con l’aggiunta di un altro particolare, che è la cronicità. Un fenomeno che noi abbiamo ben presente e che anche le comunità vivono in maniera molto pesante è il fatto che molte persone non riescono a staccarsi dalla dipendenza e quindi diventano i cosiddetti lungoassistiti o i cronici, come vengono chiamati.
Rispetto alla cronicità, una tematica poco indagata che sarebbe opportuno sviluppare invece è il decadimento cognitivo precoce delle persone che hanno vissuto la dipendenza o che la stanno vivendo.
Quindi il sistema deve rispondere a tutte queste tematiche.
Come farlo?
Il sistema, l’ha ricordato nel suo intervento iniziale il dottor Resina, deve diventare più flessibile, deve diventare un sistema che si avvicina all’utente. L’hanno ricordato sia la dottoressa Simeoni che il dottor Consoli e la Conferenza nazionale è stata prova di questo.
Il sistema deve sviluppare sempre di più dei servizi che siano servizi di prossimità, quindi il sistema ha la necessità di articolare le proprie strutture in maniera che non siano rigide come in passato, come riscontriamo anche attualmente, ma che siano in grado di adattarsi ai diversi fenomeni che saranno sempre più pervasivi nella nostra società e soprattutto saranno in qualche misura occulti, come avviene anche attualmente.
Noi abbiamo una capacità di intercettazione che si riduce sempre di più perché utilizziamo un sistema e un metodo di intercettazione che sono stigmatizzanti e quindi rendono difficile l’avvicinamento da parte degli utenti e quindi non abbiamo questa capacità di essere flessibili.
 
Come è possibile questo?
Sicuramente modificando l’architettura del nostro sistema.
Delle indicazioni sono venute sicuramente dalla Conferenza nazionale ma, nel nostro caso, nel caso del sistema Veneto, che ricordo è composto da nove dipartimenti, da 38 servizi per le dipendenze e da 106 comunità terapeutiche qualificate come unità di offerta, in questo sistema il ruolo centrale è svolto dal Dipartimento per le Dipendenze.
Quindi una delle indicazioni che è pervenuta dalla Conferenza nazionale è quella del rafforzamento del Dipartimento per le Dipendenze all’interno delle aziende sanitarie e, nel nostro caso, nel caso Veneto, è un aspetto particolarmente importante da affrontare e sicuramente è oggetto di analisi e di studio da parte degli uffici tecnici regionali.
Dall’altro lato, questi due corpi della modifica dell’architettura corrispondono anche a due articoli che riguardano il DPCM 12 gennaio 2017, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che riguarda i livelli essenziali di assistenza.
L’articolo 28 riguarda appunto i dipartimenti e i servizi pubblici per le dipendenze e invece l’articolo 35 riguarda le comunità terapeutiche e quindi, nel nostro caso, le unità di offerta.
Sono aree tecniche che sono suddivise in alcune tipologie: pronta accoglienza, servizi semiresidenziali, servizi residenziali, suddivisi nella tipologia A di base, nella tipologia B intensiva, nella tipologia C specialistica.
Poi abbiamo anche la tipologia C1 che riguarda l’assistenza madre-bambino, madre tossicodipendente con figlio a seguito, e poi abbiamo la C2 che riguarda invece i minori.
La comunità importantissima che abbiamo nella zona di Corbanese, che appunto è la comunità giovanile che si occupa di queste tematiche.
Le altre comunità invece che riguardano madre e bambino sono altrettanto importanti. Sono tre nel Veneto: ne abbiamo una nella zona veneziana, gestita dalla comunità di Venezia, ne abbiamo una nella zona di Monselice e ne abbiamo un’altra nella zona del Vicentino.
Quindi questi profili, cioè i profili delle unità di offerta, rispondono a un sistema che ancora riscontra rigidità.
I bisogni che noi riscontriamo attualmente sono bisogni di modifica di queste unità di offerta.
Il dottor Resina prima parlava di modifiche della DGR 84, ma le modifiche riguardano l’intero impianto connesso alla legge regionale 22 del 2002, la legge su autorizzazioni e accreditamenti.
Su questo la Regione sta già lavorando con gli uffici tecnici e anche con Azienda Zero e sono stati costituiti tre gruppi di lavoro su queste tematiche.
I bisogni che riscontriamo da questo punto di vista sono bisogni di prossimità, quindi la realizzazione di servizi mobili, istituzioni, centri crisi.
Noi abbiamo adesso le pronte accoglienze, ma all’interno delle pronte accoglienze si sviluppa già un percorso. Abbiamo bisogno invece di realtà che affrontino anche l’emergenza in maniera pronta e immediata.
Quindi, nella realtà generale dell’emergenza, pensiamo a due tipologie: la prima tipologia è il centro crisi, la seconda tipologia corrisponde alle attuali pronte accoglienze che dovrebbero comunque essere affinate.
Per quello che riguarda i servizi residenziali, allo studio c’è un avvicinamento a quelle che sono le tipologie configurate dall’articolo 35 del DPCM 12 gennaio 2017, che sono quelle di tipo specialistico, di tipo pedagogico-terapeutico e l’ultima connotata dall’aspetto terapeutico in senso puro.
Noi abbiamo come tipologia soprattutto quest’ultima nel Veneto e anche in questo caso le tipologie dovrebbero essere razionalizzate, ridotte nella loro composizione e rese più flessibili per affrontare tematiche come ad esempio la comorbilità, la cosiddetta doppia diagnosi, ma anche tutte le situazioni — è stato ricordato dal dottor Vanin nel primo caso avvenuto qui nel Veneto, proprio a Venezia — di dipendenza tecnologica.
Quindi realtà che devono aprirsi a dinamiche diverse, che non sono ancora attualmente conosciute ma che emergeranno molto rapidamente, come nel caso del ragazzo americano morto a 19 anni.
Quindi da un lato una definizione dell’architettura e su questo c’è un intervento che, come ricordavo, è strutturato con gruppi di lavoro.
Per quello che riguarda i profili gestionali e amministrativi invece c’è tutto l’aspetto della gestione dei finanziamenti naturalmente, ma anche della pianificazione, che è un processo a cascata dalla Regione alle aziende e quindi poi anche al coinvolgimento del privato sociale accreditato.
Noi abbiamo dei piani regionali di programmazione nazionali che riguardano appunto il Fondo per le Dipendenze Patologiche.
Il Fondo per le Dipendenze Patologiche è stato realizzato attraverso, come è stato ricordato dalla dottoressa Simeoni, la razionalizzazione di precedenti finanziamenti che erano la quota finalizzata destinata al disturbo da gioco d’azzardo e un fondo ministeriale vincolato sempre sul disturbo da gioco d’azzardo.
Questi due fondi avevano una dotazione di 44 milioni di euro l’uno e 50 l’altro. Sono stati unificati: 94 milioni di euro.
Questi 94 milioni sono suddivisi nel:
* 30% destinato ad assunzioni all’interno dei servizi per le dipendenze;
* 34,25% destinato alle dipendenze;
* 34,25% destinato al disturbo da gioco d’azzardo;
* 1,5% destinato al Dipartimento Politiche Antidroga per iniziative di cui ha parlato la dottoressa Simeoni.
Quindi da questo punto di vista i bisogni sono quelli di costruire una programmazione che sia coerente tra livello regionale, aziendale e poi nella collaborazione con il privato sociale accreditato.
Sapete che abbiamo ipotizzato e probabilmente sarà oggetto di un intervento anche con un atto vero e proprio, la facilitazione dei processi di collaborazione tra aziende e privato sociale accreditato.
Nell’ambito dei servizi che vengono erogati dal privato sociale accreditato, sapete che i direttori generali delle aziende sanitarie del Veneto firmano degli accordi contrattuali che possono essere firmati esclusivamente con enti accreditati.
Quindi abbiamo già una condizione in cui le strutture che firmano questi accordi rispondono a requisiti precisi stabiliti dalla Regione e che quindi confermano un livello qualitativo rispondente alle richieste regionali.
Questo accordo contrattuale che viene firmato potrebbe essere esteso anche ad altre attività, favorendo quello che è il profilo di gestione amministrativo-contabile delle procedure e accelerando tutte le procedure.
Un altro elemento, e concludo, che personalmente mi sta a cuore ma che è indispensabile affrontare non solo per mio parere, ma come avete sentito è un intervento necessario a livello nazionale fino a livello territoriale, è quello dei sistemi informativi.
Noi oggi abbiamo dei sistemi informativi che sono difformi. Abbiamo sistemi informativi che non ci garantiscono una qualità dei dati che sia quantomeno accettabile.
Noi abbiamo dei dati che, da un punto di vista nazionale, non sono utilizzabili e quindi è un problema assolutamente da risolvere.
Noi abbiamo già sviluppato degli interventi su questo con la prima pianificazione in materia di dipendenze, con il piano regionale triennale sulle dipendenze.
Abbiamo sviluppato un progetto che era stato denominato RED, Raccolta e Lavorazione dei Dati.
Con la seconda programmazione, che è quella 2024-2026, abbiamo sviluppato ulteriormente questo progetto, che si chiamava RED Interp e adesso invece si chiama Raccolta e Lavorazione dei Dati per l’Interoperabilità del Sistema.
Abbiamo fatto un’analisi su questo secondo il mandato che ci è stato dato dalla Giunta, che è appunto quello di esaminare la possibilità di utilizzare un software open source magari già esistente a livello di altre regioni.
L’abbiamo fatto.
Attualmente abbiamo una condizione in cui le nove aziende hanno nove singoli contratti con una ditta che non ci garantisce la rispondenza dei dati alla realtà.
Quindi è un tema assolutamente da affrontare e mi collego appunto a quello che diceva la dottoressa Simeoni.
Concludo dicendo una frase che mi piace sempre ricordare rispetto a quella che è la situazione globale che ho descritto anche prima.
Per affrontare la realtà che stiamo vivendo, ma anche per porre delle prospettive future, dobbiamo cercare di porci le domande giuste, tra virgolette, cioè delle domande che ci consentano di trovare quindi delle risposte appropriate.
Se noi riusciamo a trovare le domande giuste, troveremo anche le risposte appropriate alla necessità di cambiamento e al governo del cambiamento, che è il titolo di questa importante iniziativa.
Grazie.